giovedì 8 maggio 2025

 CRISI DI MEZZA ETA' ?


Il tempo passa e si porta via pezzi di me come il vento trasporta le foglie che cadono ormai gialle dai rami che le hanno ospitate per anni.

oggi mi sento una foglia.

il vento mi ha preso e mi fa cadere verso la terra; giro, fluttuo nell'aria e gli occhi mi mostrano immagini che vivo da spettatore del mio percorso in questi ultimi anni.

persone con cui ho condiviso momenti, che mi hanno quasi emozionato nel credere alle mie idee, le stesse che in momenti diversi hanno mostrato un'altra faccia, quella vera sotto la maschera. 

che dire, cosa pensare?

dal creare un'idea particolare con persone che mi hanno aiutato a costruirla, credendoci e soprattutto annaffiandola giorno dopo giorno vedendola prendere forma, vita, arrivare a svegliarsi per gelosie e altre menzogne,  trovarsi fuori dalla porta con i bagagli fatti e le promesse non mantenute.

aspettare un'altra occasione, vedere una famiglia che voleva riportare alla luce o far risorgere la fama perduta negli anni passati, entrare in punta di piedi, annusare e convincersi a provare.

 una famiglia che chiede, chiede, ma non da.

sprecare tempo per una passione non tua che poco ha a che vedere con te, giovani età arroganti e presuntuose pronte ad entrare in conflitto con esperienza e lavoro che sembra non appartengano più al tuo stato d'animo.

niente jazz, niente improvvisazione, solo routine di solite battute che se appartenevano a barzellette non facevano più neanche sorridere.

altro tempo che passa e non torna più.

continuo a scendere avvitandomi nella corrente, spero in qualche refolo di aria diversa che mi spinga verso l'alto limitando questa agonia.

qualche parola in giro, ma l'età conta, il fisico comincia a dare segni di usura, solo la testa viaggia.

strane leggi governano il mercato e tu ormai appartieni solo ad un passato, così pensano gli altri ma non hanno capito l'anarca che è in te.

 un altro stato, l'isola che non c'è sembra aspettarti,  vuoi ancora un colpo di coda per far capire come è profondo il mare,  che ogni strato ha il suo buio e le sue creature,  avere il tuo ambiente con poche remore che ti seguono fedeli per dare vita ad un nuovo sogno che una foglia che cade non può spegnere.

ad maiora dicevano.......

io ci sono, e ci sarò.

gli altri che continuino a raccontare storie inventate a credersi filosofi giapponesi, oppure a costruire stanze come le tele di Penelope e regalare storie che sanno solo di ragnatela.

domenica 9 giugno 2019

1/2/3/4/5

Seduto su una panchina, le mani a girare in un sacchetto di carta.

Piano, i ricordi escono come briciole , un uccellino si posa sulla spalliera della panchina, illuminato dal sole...chissà quale viaggio ha fatto per essere attirato dal rumore della carta.
La curiosità lo porta a prendere confidenza:ora gira sulla spalla, poi verso le gambe, e muove il becco a cercare briciole....

“Due mani si toccano in una giornata di pioggia sotto gli occhi adombrati di una ragazzina,
un fiore che si bagna sotto gocce grosse come coccinelle, passi veloci verso un riparo che regala un sorriso”
“Due fossette che si animano e contente sistemano una conchiglia vicino ad un tulipano, un vetro a difendere da polvere e tempo”
“Un disco a suonare e suonare e ancora suonare  aspettando due lacrime su una guancia”

Sono briciole di pensieri, non nutrono altro che spirito e anima....

L’uccellino muove veloce le ali e vola via.

Sono momenti che hai tatuato sulla pelle, scolpiti nella memoria e scalfiti da rammarico e tenerezza.

La città, intanto, fa sentire stranieri, come un clown reciti una parte che agli occhi della gente sembra quello che non è.
La maschera si toglie e il profumo di una rosa gialla di mischia alla malinconia.
....solo ricordi, briciole.

Il rumore di un treno, il volo di un uccellino, l’alzarsi da una panchina;
rimettersi a camminare nella bella giornata che la luna porterà a termine calando il sipario

sabato 15 dicembre 2018

Pegas(in)o

Tutti i giorni si alzava presto e cercava di migliorare il suo aspetto. Vedeva Pegaso distante e voleva assomigliargli in tutto e per tutto.
Non sentiva la fatica ma non riusciva a far spuntare le ali.
Il colore, poi era un grigio che tendeva al nero e il bianco del manto di Pegaso sembrava un 'utopia.
La corsa era soddisfacente ma non riusciva a volare....
Ogni giorno saltava ostacoli sempre più importanti ma il volo era un' altra cosa.
Pegaso intanto cavalcato da Bellerofonte riusciva in imprese incredibili, combatteva nei mari, trasportava saette, volava verso le stelle.
Lui guardava e ammirava.... Ma non riusciva ad emulare il suo idolo.
Un giorno cominciò a correre sempre più veloce fino ad arrivare ad un burrone e lanciarsi nel vuoto.
Il suo padrone urlo il suo nome...corse verso il dirupo e si gettò per salvarlo.
Il volo non era così emozionante come credeva e vedere al suo fianco il suo padrone che cercava di salvarlo gli fece capire che essere eroe era un'altra faccenda che vivere di sogni.
La terra era sempre più vicina, ormai il destino sembrava compiersi.
Pegaso arrivò volando e salvò entrambi....
Il padrone ringraziò il cavallo alato e abbracciò forte il suo animale.
Poi.... Più tardi nel suo piccolo recinto prese un pezzo di corda e lo lego' alla zampa dell'animale..... Ricorda: sei un asino non puoi essere Pegaso ma ti voglio troppo bene e anche se non hai le ali o non sei bianco combatti la terra tutti i giorni per me, porti quello che il mio fisico non riesce e controlli tutto il podere... Tu sei il mio eroe e questo mi basta....
L'asino guardò il suo padrone ed emise un forte raglio ... Dall'alto Pegaso splendeva forte e una leggera pioggia simile ad un nitrito accarezzo ' l' animale

mercoledì 31 gennaio 2018

leggendo emozionandomi (....ossi di seppia)

delle pietre al sole in circolo.
una sopra l'altra a dare ombra e nascondere l'acqua.
una fune che la carrucola abbraccia e accarezza, unico ponte tra luce e ombra.
un secchio che parte per tornare ricco di povertà.

il corpo si presta ad umido e pulito, il viso scruta nel fondo del mastello in cerca di immagini che piano, regalano memoria.

una farfalla vola nell'aria, le ali colorano la luce che il sole provoca spavaldo filtrando le nuvole.
un volto esce: a coprire gli occhi, la mano nodosa dice che gli anni passano, le labbra assaporano l'acqua e timide si asciugano al polso.
quante volte il riflesso ha mostrato maschere, quante volte sono state gettate e cambiate, quante volte abbiamo pensato di ingannare noi stessi.

un sentiero mostra il cammino, alberi, verde, vento e cadenza ritmano i passi.
uno dietro l'altro, quasi una marcia, avanti avanti e ancora avanti.
un punto lontano sembra aspettare, un'ombra si stacca dal sole e sembra andarsene senza aspettare.
dove devo andare?
cosa faccio qui?
nessuno muove una mano, indica una via: solo.....tu e tu....

l'odore del mare arriva alle narici, finalmente....
ma è solo un odore, le onde frangono a mille miglia e la risacca si diverte con i tuoi ricordi.

sabbia non ne trovi.
aspetti che altre maschere vengano indossate, che altra acqua lavi il tuo corpo....

aspetti..

no, non puoi aspettare, domani arriva in fretta e bisogna essere pronti, bisogna correre, sentire le foglie che cadono e rincorrere quella farfalla.
libero.
libero.
libero.

sabato 27 maggio 2017

do re mi FA vola......

aria calda, una luce che spinge a colorare le strade,
alberi che lasciano ballare le foglie e fiori che profumati si svegliano nella loro bellezza.
due ali piccole, disegni come cornicette di bambini alle elementari,
 un ritmo leggero che trasporta di fiore in fiore, ....qualche ricordo, un bozzolo, una larva , i colori e ora lo splendore di una divisa che alcuni tentano di collezionare con spilli in teche di vetro.

poco distante una piuma gioca con il vortice dell'aria. ora su, ora giù....poi a destra e sinistra , ancora in alto e in basso, metro dopo metro fino ad incontrare la farfalla.
non si sa da dove arrivi, neanche di chi,  fino a poco tempo prima, ne fosse corredo...
ora libera , nell'aria, a seguire il vento.

sfiorarsi, accettarsi, prendersi, poi lasciarsi per riprendersi ancora e giocare con la corrente....

sono sola....
sono solo.....

volo per cercarti, volo per trovarti
fluttuo per cercarti,fluttuo per trovarti.

sembra impossibile, abbracciarsi all'aria sperando che il giorno non finisca mai.....

domani?
 chissà?

le luci calano, il sole torna a riposarsi, fiori e alberi si preparano alla sera....
la piuma non riesce più a volare, la farfalla chiama, cerca.....ma anche lei non ha più forze....

la strada ha perso luce, polvere e buio coprono la piuma che ha smesso di parlare.
la farfalla non vola più, di colpo il tempo le ha rubato gli entusiasmi....

una nuvola guarda la luna.
la luna ascolta le stelle....

una brezza leggera si diffonde lieve e piano prende sempre più forza....
un venticello particolare che frulla le strade
 .....movimento.......soffio.......movimento.....

la piuma torna a volare ....
un'eco che canta dove sei? ove sei? ve sei? ei?

due ali che cercano di riprendere forza....colori che si muovono......

due colori che si intrecciano nell'aria e volano aiutandosi e cavalcando il vento.

la luna che che guarda la nuvola,
le stelle che parlano alla luna.



sabato 22 aprile 2017

Grazie melville

Un raggio di sole. Nuvole. Onde che picchiano sui fasciami.
Notte di luna con una crepa nel mondo a mostrare ghigno e sfida.
Uno specchio , una bottiglia ormai vuota, ricordi, creature che escono da sogni e quella maledetta montagna bianca a spruzzare dal dorso vendetta e dolore.
 Non affacciarsi a vedere se tutto torna uguale ma una parte ormai è sparita , il bastone a battere sul vetro, la fiamma della candela ad avere paura di far troppo chiaro .

Se questo sono io, se è vero ciò che è sempre stato.
Ho navigato senza trovare niente, cercando l'infinito. Ho varcato orizzonti solo per perdermi sempre.
Immagino di danzare all'inferno con la gruccia a tenermi compagnia, una voglia di camminare con la gamba che strappata mi ha fatto orfano.
Moby dick, un nome simpatico come in tempo di guerra si chiamava il nemico per non averne paura.
La voglia di trovarmi ancora davanti a lei , i miei occhi nei suoi, aspettare che i veleni facciano effetto, che il suo alito sparisca e sperare che l'angelo aspetti ancora prima di portarmi con lui.

Se questo sono io, allora sono i primi colori che hai visto,chiudi gli occhi per vedere e mondi da inventare....ritrovarsi nel silenzio, in una stazione dove non parte niente.
Aspetta.....ricordi?
Avevo detto : aspetta.....
Ma Moby attende, una cameriera aspetta che paghi il conto, carnevale è finito e ho voglia di sfidare la fortuna.
Se questo sono io, mi vedrai nel mare, osserva il cielo cambiare, ogni sogno sarà il tuo.
Immaginare, vorrai farlo....non potrai mai perderti perchè se questo sono io, sarò con te a tenerti la mano, ma l'angelo mi chiama, l'acqua è fredda, aspetto la gamba che non è più, vedo tutta la mia vita correre nelle testa, uno sbuffo a sputarmi in faccia beffardo......le carte non erano buone, non ci sarà un'altra mano....
Non sento più rumori, non vedo più , come una mandria, pensieri,  sogni, desideri , rancori scappano dal recinto....niente più fili, niente più nodi, ....la tenerezza di un abbraccio, il profumo di una rosa.....no, niente più, basta.....l'acqua sopra, la luce trema e il buio si fa sempre vicino......

Achab


sabato 7 gennaio 2017

DELIO

la coda a sbattere e qualche foglia a cadere.
un vento leggero e il profumo di legna a giocare con aromi e mattoni, pezzi di carta con nomi scritti in piccolo, poi tavoli e gente....gente e tavoli.
la coda maculata a girare in un dehor che la stagione ha reso vuoto, un miagolio, la "cerca" della pappa e gente che entra e esce dalla porta.
fotografie in bianco e nero tengono compagnia a libri di cucina e guide turistiche, l'acciotolato ti ha accompagnato all'ingresso,
caldo, il colore di qualche fiore e da una vetrata vedi paesi abbarbicati e una casetta rosa in mezzo al verde, sei ospite in una favola, aspetti e vedi i suoi occhiali che l'umido dei fuochi ha reso opachi, la sua cantilena a rivelarti che le sue origini sono ben radicate, la giacca con l'eterno bottone lasciato aperto e il sorriso a chiedere di te.
le cose solite che "non"sono banali, il tavolo che prende vita ....
.fuori la coda rossastra ha trovato un angolino dove aspettare....

ti ricordi di .......e come sta .......me la trovi una casetta......dai che vengo a darti una mano.......

passa il tempo, la risata ora ha preso la strada della chiacchiera.....
acciughe, conigli stoccafissi, ravioli, tutto ha un racconto, vive di storie....

ancora un brindisi e dalla bottiglia scendono ancora lacrime a colmare i bicchieri.
la porta si apre, è il vento che trasporta delle nuvole...sono venute a prenderti...
ti giri, mi regali ancora un sorriso, accarezzi quella coda che aspetta invano....

ciao....mi dici
ciao....ti dico

un leggero raggio di sole a indicare un sentiero.....in alto il bicchiere...un brindisi.....

au revoir maitre.......


sabato 23 luglio 2016

Tempus fugit

I tempi cambiano, e noi con loro. I ricordi diventano patetici attimi di nostalgia.
Seguiamo le orme paterne e ricadiamo negli stessi errori, il voler cambiare il mondo e l’adeguarsi al tutto facendo diventare inevitabile l’apatia e il rimorso.
Le lotte giovanili con i genitori e gli amici, i primi amori, il fatto di cominciare a farsi la barba e poi? Niente.Routine , solo una lenta e inconsapevole routine che ci avvolge come nebbia mattutina e nasconde la voglia di fare. Non diventare grande mai, non serve a niente sai…..cantava eugenio finardi e trovo che in quelle parole ci sia una saggezza che con il senno di poi fa capire come affrontare le cose. Voglio cambiare il mondo, voglio essere il migliore, voglio fare quello che mi piace, voglio, voglio e voglio….ma l’erba voglio non esiste neanche nel giardino del re e allora si rimane insoddisfatti e tutto ciò che ci passa per la testa da alternativo passa a difficile , per poi giungere ad impossibile.I problemi aumentano quando non si vede più il sole e spiace dirlo, ma come  sole intendo il vile e bastardo denaro, che in maniera subdola si impadronisce del nostro ego e ci travolge in vorticosi valzer come marionette usate dal mangiafuoco di turno.
Gli ideali cambiano con l’età, prima il futile poi il voler essere e terminiamo con la salute.
Giovani che diventano vecchi nel giro di dodici mesi, e cinquantenni che non sapendo invecchiare diventano ridicoli facendo le macchiette di loro stessi. Siamo in transito, dal pianeta “so tutto” a differenti galassie dove l’arterio ti fa scoppiare in editti da strillone di hyde park e il carattere cambia a ritmi di drum machine , alcuni si rifugiano in alleati chimici, altri provano ancora sperando che il barlume di buonsenso non si attenui e spenga al primo refolo di vento.
Non so come poter venir fuori da questa impasse, i giorni intanto passano presentando uno stillicidio che passa da acqua a gin tonic , facendo finta di lenire il dolore e tu , continui ad arroccarti in te stesso, ultima difesa all’attacco della noia e del pessimismo.
Bisogna allearsi, cercare di stupirci come bambini che entrano in un negozio di giocattoli, affrontare senza paura le nostre ansie e tirare fuori dal cilindro il fatidico coniglio che salverà lo spettacolo.
Combattere, scendendo in  un’ipotetica piazza e lasciare che la fantasia  ti liberi da stereotipi che spesso ti ingabbiano, eliminare le remore che si nutrono delle tue idee assorbendole e cambiandole in combutta con la tua mente…….liberarsi di tutto, e combattere l’apatia e la noia, cerchiamo un po’ di ottimismo e rompiamo le regole che ci siamo imposti in maniera etica…..non vogliamo e dobbiamo tener conto più di nessuno.
Una forma caratteriale di anarchia deve accompagnarci in questo nuovo viaggio, soli ma insieme
Nec tecum nec sine te, e affrontiamo il nemico che ognuno di noi ha , lottiamo, e anche se rimarremo sconfitti , almeno la forza di averci provato, a garantire l’impegno.
I treni passano, sta noi riuscire a prenderli e iniziare il viaggio verso una meta che non sia utopia.

giovedì 16 giugno 2016

hey joe......chiedendo scusa a jimi, ....liberamente tratto

Lampioni che sparano un giallo fioco, una bottiglia in terra e un carrello della spesa pieno di quello che la gente non pensa più.
Poco lontano una barba dura e scura come il legno, mani che i calli hanno fatto dimenticare cosa vuol dire una carezza, capelli che dicono del tempo che passa, un corpo che non ha più parole da raccontare, il freddo nelle ossa e caviglie a trasportare ricordi e impressioni ormai difficili da condividere.
Un muro a regalare un'ombra che parla e sorride, vecchia amica della notte, culla i pensieri chiama le nuvole che la luna accompagna assieme a gabbiani , voce roca a entrare in un labirinto simile ad una prigione, vita clandestina, cartoni a riparare dal freddo, una casa di carta , finestre aperte a lasciare che sogni e ricordi escano ed entrino aprendo i cassetti del mattino facendo uscire i segni di leggera follia che una latta riflette credendo di essere uno specchio.
Bugie che arrivano alle orecchie dimenticando parole e persone, un sorso di veleno da una bottiglia con un veliero all'interno, il pegno di volere ancora ammalarsi di illusioni.
Una strada, gente che apre ombrelli e l'acqua a sciogliere quella cenere che il cuore genera, una mano aperta, la voglia di spiccioli e un mozzicone di sigaretta a tenere vivi pensieri di tempi passati.
Lo sguardo che ricorda che sei orfano di luce, che hai il buio dentro, che la speranza è andata via da tempo, un viaggio senza meta , le scarpe che sembrano petali di fiori svolazzanti .
Vetri appannati, un forte odore di caffè, un giornale che una volta leggevi e oggi serve a coprire da quel freddo che non ti tocca solo le ossa....una preghiera che combatte con la voglia di cambiare e Dio salvi la regina ....ma non serve a niente, il silenzio accompagna l' indifferenza, passa il tempo ma tutto è sempre uguale, ti ricordi dall'altra parte della terra un anello al dito, fotografie, una strada, una pistola, muri che parlano da soli e note taglienti da una chitarra che sembra chiamarti...." hey joe"....un treno, città a seguire, odore di ferro e fieno, tabacco a nutrirti e dita che diventano gialle, vorresti dormire con un orso blu stretto alla guancia, ....no è solo sudore, foglie che cadono e un altro inverno a scherzare con le tue ossa....petali di pensieri , un fiore che parla di morte e dolore, sei un personaggio, la chitarra continua a confezionare note che non sono lettere d'amore...."hey Joe" torna nella canzone, non lasciarci tristi a pensare.....
Da qualche parte un sacco nero, poi un camion ....pouf.....sparito.....

domenica 6 marzo 2016

L'acrobata

Salsicce e lattine....gli occhi verso l' alto, una fune da un palazzo all' altro... sole a regalare luce.
il tempo passa , voci che si rincorrono, cuori che accellerano e mozziconi che volano sull'asfalto.

Musichetta, voce da un microfono, adesso....

Un'asta lunga....canottierina aderente, talco cbe accarezza mani e scarpette......
teste che dal basso girano verso l'allto, testa che dall'alto non gira verso il basso...

Un piede avanti e l'altro a seguire....asta che muove come ali e la concentrazione a non far respirare....
come una danza, un due tre, un due tre......
sotto, la gente non parla più, sospironi a salire quando vedono l'asta che gira e muove strana....

Metà percorso e pensieri che si mischiano....un cocktail di emozioni si fa largo e sembra prendere per mano l'acrobata......i metri sembrano finire....una piccola svista , l'asta che muove impazzita......la gente che urla apprensiva....una tensione che neanche un coltello riuscirebbe a tagliare....il sole a costringere mani a posarsi sulle fronti per vedere meglio.....
un due tre, un due tre......il ritmo è tornato, la paura è in agguato ma la strada è quasi finita....

Applausi a liberare la tensione...sigarette e scrivere l'aria...qualche lacrima per i più sensibili....

Dall' alto le mani coperte di talco a salutare e ringraziare.....sotto: un cappello a girare tra la gente cercando spiccioli, la vita in discussione per sfide tra le nuvole e un pezzo di pane..

Freddo nelle parole ....incanti a proteggere il cuore....il tempo di partire,  il tempo di restare e pezze di coraggio a coprire tagli nel vestito della vita....una sfida che un 'asta aiuta a cercare di vincerla....

Una valigia, sogni tra le cerniere, un'altra città, sempre una fune da percorrere......





mercoledì 30 settembre 2015

ti/ erre/ i/ esse/ ti/ e

un tendone, colori, rumori, gente che batte le mani, della sabbia, animali, corde, acrobati che piroettano in volo da trapezi, uomini forzuti, pagliacci con nasoni colorati e scarpe improbabili, donne snodate ad impressionare con il loro corpo, nani, il rumore di una frusta, dei baffi, un megafono, le luci che si spengono, un cannone gigantesco in mezzo alla piazza.un casco e un omino, un cane bianco e nero a seguire, una tutina da astronauta, lo sguardo quasi vuoto, senza pensieri.

Una volta, da bambino, voleva fare il giro del mondo su di un razzo, sognava pianeti e guardava la luna che con la sua faccia sembrava fare l'occhiolino....
Diventava grande, ma di testa, non nel corpo. La passione per il volo, la curiosità del vedere quel cielo che cambiava colore eppure era sempre blu.
I sogni che non stavano più nel cassetto, voglia di vivere avventure, e quel corpo che rimaneva piccolo.

Una mano, un pezzo di carta, una firma, un nuovo lavoro, forse buffo forse pericoloso, per lui importante.

Degli stivali in pelle, una tutina protetta con poco amianto,dei guanti simil motociclista, un casco, e un cannone come stanza dove poter condividere sogni e passioni...

Bum, lo sparo

Bum, l'aria a toccare la tuta

Bum, le guance strette e gli occhi a lacrimare

Bum, il cielo vicino e i ricordi a girare

Bum, una sirena

Bum, un letto, bende e tubicini, gente che chiede di te

Bum, sonno, forse no, ma gli occhi si chiudono.....

Lontano......gli applausi......
e un cane con le orecchie basse che aspetta..........

martedì 24 marzo 2015

giuda......

Una strana giornata, l' orto davanti a me mi regala profumi che presto la mia memoria dimenticherà, il sole gioca con la mia fronte impreziosendola di gocce che si uniscono a quelle che lente scendono dai miei occhi.
Nella mia tasca trenta denari, testimoni di un' amore che troppo violento ha generato gelosia.
Era un mattino , quando lo sentii parlare davanti a gente sconfitta, malata, la mia testa viveva ancora di vino e azzardo della sera precedente...."un altro fenomeno" ...il mio pensiero, ma i suoi occhi e come gesticolava parlando, l' enfasi, e il calore della sua voce mi indussero a fermarmi e rimanere colpito anche dal suo corpo non certo da centurione.
Seguirlo e stargli vicino era diventata la mia missione, lo amavo per come faceva sentire le sconfitte: vittorie; i malati: sani....eravamo in un gruppetto che itinerante , portava verbo e speranza, ma a qualcuno sembrava che tutto generasse potere.
Tra di noi, un pescatore e un ex esattore erano quelli che lo seguivano di più, ma io l' amavo per quello che mi dava, e piano, presi a temere per lui, avevo paura che tutto finisse, non volevo che ci abbandonasse....personalmente ero già stato solo per troppo tempo, e il suo sorriso mi faceva arrabbiare per la troppa sicurezza che diventava quasi una sfida....parole e parole che piano diventavano troppo forti, gli altri a credersi un esercito, lui che non volevo cambiasse, che non mi parlava più come ad un fratello, ma come a un figlio...
Geloso del suo essere; poco tollerante nei suoi modi di fare che lo portavano a credersi chi "quel nome faceva paura a dirlo"; stufo di vedere che tutto non era più, un bicchiere a scaldarmi e un altro a sfogarmi....poi al terzo bicchiere, risposte a domande e un accento strano a promettermi trenta monete per potergli parlare....
Ora, i miei occhi bagnano il ricordo della vista di corde sulle sue mani e sputi sul suo volto...
Una corda, un nodo ad accarezzarmi, immaginando le sue braccia a cingermi e il suo sorriso a salutarmi...
L'ultimo respiro è il più brutto, senti che l'aria ti saluta, ti vengono in mente i pesci, non ti interessano più quei trenta denari, vuoi solo vederlo e dirgli : grazie di avermi dato una ragione, grazie di essere stato luce e gioia, ti chiedo scusa, ti ho amato e ti amerò sempre, ma purtroppo sono un uomo e vivo di tentazioni, di orgoglio, di sbagli, .....il sole è diventato buio.....e io rimarrò per sempre nella sua ombra, e il ricordo che lascerò sarà monito di sventura.....ma non ho tradito, l'amavo troppo.....chissà se qualcuno lo capirà....

venerdì 16 gennaio 2015

Gli occhi assonnati, stanchi.
 Alzarsi comporta movimenti che il tempo ha reso difficili.
La schiena sembra parlarti ma tu non ascolti, le braccia tirano dai gomiti......non ti ricordi più a che punto sei arrivato nella lettura del libro, e stai ancora pensando a chi era quello che ti ha salutato stamattina.....sembra ieri che scendevi dalla moto tutto infangato, o che giocavi a pallone nei giardini fino a tardi; le lezioni a scuola e le poesie che fluivano veloci e sicure come i tuoi pensieri e i  nomi dei tuoi amici che recitavi come un rosario.
La tua faccia davanti allo specchio si diverte a guardarti, piccola cresta, orecchino e pizzetto non servono a nasconderti; sopra gli occhi piccole rughe ti salutano, il bianco è il colore che comincia a giocare con quella specie di lanuggine che ogni tanto cerchi di tagliare.
 Ti vedi seduto sopra una panchina , stai parlando con un numero cinque e chiacchierando lo senti raccontare di quando correva nei giardini o girava in bicicletta o della prima fidanzatina, poi di quando un treno lo scarrozzava per paesi distanti vestito di grigioverde, oppure ad assaggiare vini, o bruciare padelle...e mentre parla lo vedi che continua a guardare l'orologio, impaziente....."aspetta qualcuno?"una domanda che come risposta ha un altro numero cinque che si avvicina e si siede tra te e lui.
I nomi non servono, sai che sono lì a raccontarsi  storie, viaggi, sensazioni che ti sono appartenuti e che oggi ricordi, senza rimpiangerli, sai che le presentazioni sono inutili, sono due numeri, due cinque, uguali, si alzano, e un tappo salta nell'aria, la bottiglia di sogni e speranze versa nel bicchiere strette di mano e parole......un calice al vento,   cinquantacinque.......e sorrido.....

venerdì 12 settembre 2014

dedicato

Parole che come onde ti arrivano addosso mostrandoti forza e potenza. Parole che sembrano dardi a colpire bersagli. Parole che speravi di non sentire e invece combatti  . Parole che dicono niente e tutto accompagnate da respiri e silenzi. Attimi che non senti piu' niente, attimi che come in una giostra il cuore ti arriva in  gola. Attimi che non sei pronto e non vuoi esserlo. Non distingui piu' la luce dallo scuro, come un pugile suonato ti siedi all'angolo e vedi come in un film tutti i ricordi che ti passano davanti e ti salutano. Vorresti fermarli ma e' cambiato il senso, non c'e' piu' ritmo. Il tempo, dicono, ti aiutera'....l'altra volta ha vinto la sua mano con carte bruttissime , barando.....non ti puoi fidare....aspetti in un angolo , speri in un una carezza che diminuisca la malinconia, ma un furgone arriva e scarica casse che la tua casa non puo' ricevere, la tua testa e' vuota , connessa col nulla , i ricordi si spezzano in frammenti e non riesci a capire che hai perso....storie, racconti, non fanno piu' per te, i sogni sono partiti e chissa' se torneranno....gli occhiali ormai sono sul tavolino, non  c'e'sole ma stropicci lo stesso gli occhi, vai alla finestra e ...immagini un mazzo di tulipani

lunedì 8 settembre 2014

Ultimi romantici

Ultimi romantici....una scritta in corsivo sopra un muro fatta con lo spray....flashback....un ragazzo pieno di sogni che voleva diventare un astronauta e leggeva articoli su articoli dello sbarco sulla luna. La macchinina a pedali posteggiata ormai da anni in magazzino e la borsa dei libri per andare a scuola perennemente scucita.ore di lezioni ad imparare verbi , declinazioni, qualche parola di latino, matematica sempre a rendere difficile il tutto e disegno a far capire che le inclinazioni non sono del grande pittore. Poi i primi soli a mostrare che lo sport sviluppa , la mente viaggia e il lavoro nobilita...fuori nel dehor a portare piatti e fare in modo che uno stipendio ti faccia comprare la moto che come passione ti fara' conoscere i sentieri della tua terra.  Qualche anno ancora ed eccoti  con diplomi ed encomi gastronomici a parlare di vini e cibi, ma sei un pivello, arrogante e presuntuoso data l'eta'. La famiglia ti sta stretta , credi di essere un fenomeno e la prima sberla ti prende sulla faccia stendendoti al tappeto. Credevi di aver toccato il cielo con un dito e invece devi ripartire daccapo. Le maniche alte, la voglia tanta e finalmente un po' di umilta'. Gli anni passano e tu sei sempre il solito ragazzino che vuole correre in moto e vivere di fiabe. Realta', la gente continua a dirti "realta'" ma non sa che le fiabe creano sogni che sono il motore del tuo ego....un romantico, che prende tutto lo mescola e lo distribuisce come un mazzo di carte su di un tavolo. A te non interessa la mano, ma il gioco, il poter tenere le carte sperando che ti raccontino storie, re, regine, fanti , numeri e semi diversi si integrano come ingredienti di un piatto. Hai sempre la testa nelle ricette, di altro non vivi, diventare grande? Mai!!!! Ora sei su di un treno e viaggi, avanti e indietro, sei viaggiatore di pensieri e turista di idee, poi ripassi davanti a quel muro e rileggi.....ti rivedi a Mougins, Poi ad Alassio, A Bruxelles, Argenta e insieme vedi tante persone che hai conosciuto e la pensano come te....ULTIMI romantici, sperando di rimanerlo fino alla fine e continuare a vivere di favole e sogni con Bianconiglio che da le carte e Cenerentola che serve da bere e cercando di non fare rumore per non svegliare la bella addormentata nel bosco che Puck protegge da anni....domani sara'un altro giorno e con lui speriamo un'altra storia.

sabato 5 luglio 2014

spes

Due fessure strette quasi ad allontanare la luce, le labbra che si toccano appena a sussurare parole che prima ti colpiscono e poi ti spiazzano. Cerca le sigarette che non sono piu'quelle dei pacchetti ma mozziconi, non ha odore di sudore ma di sconfitta.i vestiti con la piega ma dismessi testimoniano un regalo da pacco di raccolta, le scarpe sul classico con qualche problema e rigorosamente senza calze.l'hai incontrato li' nella sala d'aspetto della stazione di Genova mentre il tuo treno ritardava, te lo ricordavi diverso, nella sua divisa da cameriere e con lo sguardo fiero di marito e padre di famiglia. La sua storia rimane racconto e ti porta a conoscere sconfitte e stati d'animo che mai avresti voluto ascoltare. Gli chedi se vuole fare colazione con te ma declina l'invito facendoti credere di averla appena fatta per non approfittare e crearti imbarazzo. Intelligente, fiero, il suo sguardo da sconfitto ti intristisce. Due parole e vedi un riflesso nei suoi occhi.....speranza. la voglia di riprovarci anche se non hai piu' vicino chi credeva in te anche se tua figlia si vergogna a vederti e tua moglie non vive storie a cui ti nel tempo ti eri abituato. Prospettive, poche. Sempre in giro tra patronati e sale d'aspetto per poter nutrire e riposare la tua voglia di rivalsa. Il mio treno arriva, lo abbraccio e gli chiedo se vuole soldi o altro...mi sorride , mi da la mano e mi dice che vedermi e parlare con lui e' stato quello di cui aveva bisogno. Cerco di lasciargli il numero del cellulare ma guardandomi mi da una pacca su una spalla e mi sussurra "grazie, non mi serve, ti ho visto, ora vai che perdi il treno e salutami tutti". Salgo sul treno, lo guardo andare via...il finestrino sembra appannato, provo a pulirlo ma mi accorgo che i miei occhi sono stanchi e umidi.

martedì 3 giugno 2014

SIRENE e sirene


Amava  la sabbia, da ragazzo si sdraiava in giornate di sole per sentirne il tepore
sul corpo o la camminava al mattino presto per raccogliere le conchiglie, o dopo le mareggiate per sentirne il profumo che le onde frangendo disegnavano nell'aria.
  Ora cambiando il colore dei capelli e aumentando i solchi vicino ad occhi e labbra si trovava solo a sognare di quel mare che gli regalava emozioni. Il lavoro gli faceva creare cose interessanti, lo definivano artista ma lui si sentiva artigiano. I suoi strumenti erano pentole e padelle e amava il rito del servire le sue idee ai tavoli del suo ospizio. Si era innamorato di una figura marina , una sirena e pensava anzi credeva esistesse davvero. Tutte le sere andava a passeggiare sulla battigia scrutando nell'oscurita'alla ricerca di scie o odori. Le ombre lo sviavano, pensava che occhi marini lo seguissero e cantassero per lui. Ma non era per mare e non viaggiava per Itaca. I suoi piatti diventavano concettuali lasciando perdere il discorso commerciale per seguire le idee che avrebbero avvicinato il suo essere alle sirene.
  Giorni, mesi, anni......ma il mare non lo accontentava, il suo sogno  rimaneva tale e allora decise di partire. Via. Verso Itaca...
  Una citta'diversa lo accoglieva, piano, senza farsi accorgere tornava a seguire l'istinto ma i fiumi hanno sirene? Senza tappi di cera ma con tanta caparbieta' pensava di averle viste ....i suoi piatti ora diversi diventavano strani, era sempre piu' lontano dalle rotte . Non seguiva le stelle, non gli interessava piu' navigare e finalmente arrivarono le sirene, una sera, lampeggiavano, avevano una forma meccanica e quattro ruote. Gentili lo aiutarono a vestirsi con una strana camicia e lo accompagnarono in un mondo di luci e ombre.....
Forse sara' il mio destino, amo le sirene, amo sentire i profumi del mare, amo essere straniero in patria e amo mettermi in discussione. Spero di vedere sirene nel Tevere perche' sono per i "lieto fine" e spero di vedervi ai tavoli dell'Enoteca per soddisfare la vostra perplessita' nutrita dalla curiosita'.

giovedì 8 maggio 2014

fiaba gastro terapeuta

C'era una volta un castello , il dove e' fantasia, il quando chissa'. Molte persone giravano nel castello, ma quelle piu' particolari erano la dama e il cuoco. La prima aveva un mucchio di problemi da sbrigare, il castello era un po' in disuso, il re non c'era piu' e i sudditi facevano tutto meno che i sudditi. La dama girava e girava e l'unico momento di quiete e gioia lo trovava quando si sedeva a tavola e aspettava le ricette originali del cuoco. Persona strana, atipica per il castello, era arrivato portando troppe cose nuove e subito era passato piu' per alchimista che per manovratore di padelle. Mite e tranquillo catterialmente particolare amava fare le cose piu' per una sfida con se stesso che per piacere verso gli altri. La dama poco a poco comincio' ad accostarsi al lavoro dello chef e presa da una passione per il cibo si fermava a volte ad aiutarlo cercando di carpire il suo mestiere. Le ricette pero' non avevano codici, non venivano scritte e la dama comincio' a rassegnarsi allo stare a tavola a gustare piu' che in cucina ad apprendere. Un giorno arrivo' sul tavolo un piatto particolarmente diverso che la dama assaggio' e volle sapere.....si trattava di gamberi serviti in maniera dolce con una salsa che ricordava gli agrumi. Il cuoco non volle rendere il segreto, tutte le volte che la dama entrava in cucina , lui nascondeva le cose. Piano piano tra dama e cuoco crebbe una confidenza che li portava a passare piu' tempo davanti ai fornelli....lei trovava bello lavorare con padelle e altro pittosto che amministrare il castello ma doveva farlo altrimenti avrebbe perso anche il cuoco...passo' del tempo e una sera complice la luna la dama chiese al cuoco cosa volesse in cambio della ricetta della salsa. "Un bacio" rispose timido il cuoco......e cosi' oggi sappiamo che la salsapariglia era composta da......Datemi un bacio e ve lo dico.....


lunedì 17 marzo 2014

per e pro roma

Fare quattro passi per vie e piazze ti scombussola tutto, se pensi che eri abituato al mare, a stare solo e usare un andamento lento, qua sei in perenne confusione.
Il bello , pero', viene camminando  perche' la gente non la vedi piu', i tuoi pensieri ti arrivano da sintonizzare, come davanti al televisore cerchi di migliorare il segnale...
La cucina e' diversa: eri abituato a giocare in punta di fioretto e ora hai in mano una spada.....gusti forti, carichi, pieni e speziati testimoniano l'origine contadina della campagna romana, il mare dista un pochino e il profumo di sale e vento tarda ad arrivare. Bisogna adeguarsi, per un foresto come me la difficolta' maggiore e' nel trovare un equilibrio con l'olio locale tanto e' vero che sto facendo di tutto per avere quello delle mie parti.
Tornando a noi, il locale mi piace, sta prendendo forma e tutto lo staff si sta rendendo conto dell'importanza della sfida. I fornitori fanno di tutto per accontentarmi e lo spirito sembra quello giusto.
Ecco, ora entri in pub irlandese e ti fai spillare una bella guiness, la bevi, esci e ti avvii verso piazza venezia, davanti a te il vittoriano e dietro di lui i fori imperiali...sembra tutto distante ma e' a due passi da piazza navona , dove abiti e nel tornare indietro passi da fontana di trevi, pantheon e campo de fiori.....intanto pensi e ti viene in mente il profumo del the, ci stara' bene con della pasta? E il pomodoro si potra' lavorare con profumi grassi ma senza avere grasso? ?....mah, forse si....la prova attende solo il placet da amatrice, d'altronde gli abbruzzesi a roma sono moltissimi e i loro pensieri ogni tanto cozzano con i miei.....povero guanciale......

sabato 11 gennaio 2014

Alfa e omega, tutte le cose hanno un inizio e una fine...



mio nonno , anni fa, sposatosi si era innamorato di alassio, il suo lavoro lo aveva portato dopo la prima grande guerra a lavorare in una cucina di pensione vicino alla stazione ferroviaria. Il passaggio dei turisti lo aveva fatto crescere anche con il pesce, lui che piemontese considerava tabù.

Passarono alcuni anni e divenne proprietario e con il tempo padre di due figli che si ritrovà in pensione ad aiutarlo. Il più giovane , silvio, nei viaggi per la laurea conobbe in treno una perinaldese, Fiorita, di nome e di fatto che sposò e appassionò al lavoro di famiglia.

strade e percorsi si succedevano e cambiavano spesso per progredire ed inventare una cucina che fosse di territorio ma diversa: provenza, basso piemonte, entroterra...insomma tanti profumi e sapori che uscissero dagli schemi e soprattutto tanta ricerca anche nei vini. Silvio divenne tra I primi sommelier italiani, fece conoscere prima il rossese a persone che lo aiutarono a crescere come gino veronelli e franco tommaso marchi e dopo contribuì alla crescita del pigato....intanto divenne padre e con fiorita diedero al figliolo massimo la passione e opportunità di pensare al ristorante in maniera differente.

Gli anni passano e di acqua sotto I ponti ne scorrerà tanta. I caratteri dei tre non sono facili e l'ultimo arrivato è veramente diverso da tutti gli altri: poco propenso alle critiche, orgoglioso, per niente accondiscendente, poco ruffiano, poco espansivo, contraddittorio e polemico.

Il palma cresce e diventa un punto di riferimento per molti gourmet....ma il carattere fa entrare in collisione massimo con I maggiori gastronomi nazionali e passa poco tempo che si trova da solo contro tutti con anche I suoi vecchi amici a girargli le spalle....il caso vuole che arrivi una dolce ragazza a calmarlo e sposarlo e finalmente a riportarlo sulla terra. Marina si dimostrerà in gamba sia come moglie, nuora e cameriera. Il quartetto si ricompatta e riparte, la parola d'ordine è personalità, creatività e passione. Piano piano si riprende a scalare la vetta ma le vecchie ruggini sono difficili da levare. Passa ancora qualche anno e il lavoro diminuisce per la crisi che attanaglia l'europa. Un amico romano di massimo lo spinge a un passo estremo....deve solo capire se prendere o lasciare..

qualche anno addietro aveva già rifiutato torino e milano, poi la costa azzurra ora sicuramente lo farà . Invece no, si arma di coraggio e finalmente sceglie. Vuole riproporsi, rigenerarsi tornare a respirare ossigeno che la sua zona gli vietava o quanto meno non forniva....voleva delle sfide, sentirsi vivo, casa sua stava diventando una gabbia e le sbarre erano gli abitanti del suo paese e quei turisti che gastronomicamente parlando sono rimasti al fritto misto e all'arneis....

ora si volta pagina e a chi chiederà del Palma la risposta sarà: il palma non è morto, nè chiuso, il palma siamo noi, famiglia viglietti in ogni posto dove andiamo , non sono quelle quattro mura che ci hanno ospitato e riparato per tutti questi anni ma sono il nostro cuore, le nostre passioni e I nostri caratteri che ci seguiranno sempre e permetteranno di essere sempre coerenti con noi verso gli altri.